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CRITICA

Critica di Massimo Guastella

​Massimo Guastella è un ricercatore e docente dell’Università del Salento, esperto di storia dell’arte contemporanea. Con una lunga carriera tra accademia, curatela museale e pubblicazioni specialistiche, è una voce autorevole nel panorama artistico italiano.

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Ci tiene a definirsi «figlio del Salento, figlio di padri che lavorano la pietra da sempre», nella sua autobiografia minima Dario Tarantino, cinquantunenne artista neretino. L’ho da poco conosciuto, invitato a visitare il suo studio e visionare la sua produzione plastica, di cui mi è sovvenuto un qualche ricordo che mi rinvia alla mostra personale tenutasi a Palazzo Tanzarella, in Ostuni, sul finire dell’estate 2019 (forse, c’ero andato per vedere una mostra su Warhol).

 

Con un solido bagaglio di competenze familiari nel sagomare la pietra e una lunga carriera nell’intaglio artigianale, nel design di interni ed esterni d’architettura, solo da una decina d’anni Tarantino ha intrapreso un percorso artistico autonomo, avviato e portato avanti sino a poc’anzi con una scelta tematica ben precisa, il nudo femminile. Un must della storia dell'arte universale, che ha spigliatamente trasposto nella contemporaneità. Donne atteggiate in posture diverse, dalle gestualità accentuate, come di esercizi ginnici, acrobatici, passi di danza, in continuo fermento, sussultanti, in vitale estensione fisica, turbate, giusto per rifarmi a come l’artista ha battezzato le sue creazioni.

 

Figure che sanno di arcaico, primitivo ed esotico al tempo stesso: il cranio nudo; la linea curva delle sopracciglia giunge sino al profilo schiacciato e spigoloso, dal tratto marcato somatico; labbra carnose, pienamente sensuali. Questi sono i fulcri che connotano la durezza dei singolari volti, in antitesi con la morbidezza anatomica dei sinuosi fisici, dai seni turgidi, fianchi generosi e glutei formosi e, nel dettaglio, accortamente e finemente rese asessuate; le braccia sono gracili e le mani, spesso aperte, hanno dita volutamente sproporzionate da farmi sovvenire quella eccessivamente smisurata della Donna in camicia del pittore fauve Andrè Derain. 

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​Un po’ riprese dallo stile androgino alla Grace Jones, un po’ personaggi filmici, che richiamano fattezze tratte da Avatar, le seducenti figure muliebri di Tarantino lo vedono impegnato a plasmare l'espressione del movimento: esterno e interno ai corpi. L’uno reso dalla flessibilità anatomica sino a quasi “stretchare” i motivi figurativi. L’altro riflette l’immediatezza dell’intonazione espressiva delle forme, alla ricerca di un bilanciamento intimo alla loro qualità ludica, quasi a coglierne momenti magici di fascinazione.  

 

Per lo più di piccolo formato – quasi mai raggiungono il metro d’altezza – le sculture figurative sono contrassegnate, come anzidetto, dal movimento, potente e al contempo lieve e vivace, a cui Dario Tarantino si è dedicato ripetutamente, sino a farne il suo stile di rappresentazione. Divengono abili contorsioniste, dalle corporature apparentemente svuotate dalla struttura ossea, foggiate per consentire volteggiamenti estremi ai busti inarcati o alle arti slanciati in avanti. 

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Negli avvii del suo lavoro, rappresentava mezzi busti e busti o figure quasi intere di nuotatrici affioranti dalle superfici d’acqua. Mi riferisco alle figure isolate o in coppia (talvolta vi compariva qualche elemento in più), ritratte in una varietà di gesti e di pose. Sulle prime, le ha lavorate principalmente in terracotta, medium espressivo attraverso cui ha rivolto lo sguardo alla tradizione, modellando la terra umida senza rinunciare a dar prova di tenuta linguistica e a un personale inventario lirico di epifanie. L’argilla, in genere adoperata in arte per la statuaria per le prime fasi di ideazione e modellatura del soggetto da eseguire nei materiali più “nobili” e durevoli, viene utilizza da Tarantino (abbinata a materiali come il metallo e il legno) per assegnare alle sue creature una forte peculiarità iconica, caricata dall’intensità dei toni timbrici, monocromatici, bicromi o policromi, stesi sulle epidermidi dei nudi, qualche volta con sgocciolature o impreziosite da tocchi d’oro.  

 

Già le sincronette, ispirate al nuoto sincronizzato, sono apparse «coreografie di un esercizio tecnico», dalle quali «emerge il suo “vitalismo”» che trae linfa dal pensiero orientato a esaltare «la vita intesa principalmente come forza vitale e fenomeno spirituale», nel commento di Mirella Coricciati, che con il pittore olandese Dirk Verdoorn (“mio primo sostenitore” scrive di lui sul social), hanno fornito considerazioni critiche alla sua produzione plastica, almeno per quella databile sino al 2019, presentata alla galleria leccese Germinazioni IVª.0 e a Palazzo Tanzarella a Ostuni.

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Il catalogo, a corredo delle mostre, racchiudeva la sua produzione sino al 2019, che andrei, perciò, a considerare il primo nucleo dei suoi lavori, nell’articolazione del suo itinerario decennale. A quelli accosterei una terracotta indicativa di una fase di passaggio: Change is woman (sospesa), che postava il 25 novembre 2019 sui social, nella giornata contro la violenza sulle donne. 

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L’artista parrebbe cristallizzare lo slancio performativo della silhouette. Il senso dell'opera  vuole essere evocativo di libertà e di coraggio, di tenacia e determinazione di genere. Tarantino rimarcava una condizione che si auspicava di cambiamento nell’essenziale parola reiterata, nell’impiego di inserti scritturali, tracciati a vernice sul corpo, ben riconoscibili.

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L’analogo esemplare in bronzo, intitolato Ossido sospeso, che nella materia più preziosa trattiene inalterate la leggerezza e l’eleganza, rimarcando l’assoluta libertà compositiva che gli è propria, introduce a un secondo gruppo di opere, collocabili tra gli anni 2019 e 2021, monocrome, quali le terrecotte Spocchiosa, L’abbandono, o policrome, Turbata sempre nella stessa materia, dalle superfici lucide perché tinteggiate con la verniciatura a spruzzo. Le esili e flessuose figure si muovono armoniosamente nello spazio metatemporale circostante, come se si fosse in assenza di gravità, in un attento gioco di equilibri. 

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Tarantino, nella serie del trio Sintesi, in un’ulteriore versione di Sospesa blue e nella multicolorata Intento, aggiunge qualche novità nell’ambito delle sue elaborazioni plastiche utilizzando la resina quale materiale costitutivo. Osa, non di meno, aumentare la dimensione dell’opera in Elevata, concepita con tecniche miste.

 

Il terzo novero d’opere, del più recente biennio, che appartiene alla serie Legami, esprime davvero tutta la sua aggiornata vena inventiva e sfrutta il fattore suggestivo dei mezzi espressivi per segnare una svolta nelle sue ricerche tematiche e tecnico-compositive, già collaudate dal punto di vista espositivo alla Galerie Cantele a Honfleur. 

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L’essere umano e l’animale sono legati da una relazione invisibile e ambigua, che si evolve a seconda della posizione della modella rispetto alla farfalla, alla tartaruga, allo scimpanzè, alla gallina, al felino. Le composizioni divengono improvvisamente statiche; direi: più ponderate. L’atmosfera è serena. Si osserva che ora ha scelto di vestire le giovani; non più calve, ha aggiunto,nella capigliatura, una nuova cifra connotativa: lunghe chiome, dalle acconciature talora raccolte in chignon alti oppure con coda. Le rappresentazioni sono costruite in rispondenze, che costituiscono i legami da interpretare tra le modelle e gli animali; l'artista propone di volta in volta due monocromie distinte che risaltano e differenziano entrambi i soggetti nei colori, in qualche tipo opacizzati (ora blu/rosso ora viola/bianco oppure grigio/giallo) la cui opzione può suggerire un ulteriore, enigmatico rimando allusivo.

 

Dario Tarantino sembra essere nel pieno della creatività. Da un passato che è prossimo sfocia nel presente della sua pratica artistica, del tutto rivolta, con un carico d’immaginazione e aspettative, energia e criterio, verso l’immediato futuro.

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Critica di Mirella Coricciati

Mirella Coricciati è direttrice e curatrice della Galleria d’Arte Contemporanea “Germinazioni IVa.0” di Lecce. Da anni promuove artisti emergenti e progetti culturali innovativi, contribuendo allo sviluppo del panorama artistico salentino.

 

Dario Tarantino, vitalista.  

Le sue sculture sono tipiche figure in formazione, di grande forza vitale. Nascono dall’acqua, che con il rito della terra e del fuoco le trasforma in terracotta. In ogni figura rinnova l’antichissima tradizione portandola al contemporaneo.

 

Recentemente nella sua ricerca ha anche abbinato nuovi materiali come l’acciaio. Questo elemento dona una certa flessibilità alla figura come in un esercizio ginnico che lascia percepire ogni nota musicale allo spettatore, come in una danza.

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Sono “sincronette”, così le chiama il nuoto sincronizzato, i loro movimenti sono scanditi all’unisono, contando in otto tempi per ottenere contemporaneamente la massima sicurezza. Sono coreografie di un esercizio tecnico. In alcune sue figure sembra di vedere Esther Williams in “la ninfa degli antipodi” o “bellezze al bagno”.

 

In ogni sua opera emerge il suo “vitalismo”, una corrente di pensiero che esalta la vita intesa principalmente come forza vitale e fenomeno spirituale, al di là del suo aspetto biologico materiale. In ogni figura, una grande forza vitale, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi del nostro tempo. Una forza che non lascia mai il futuro agli avversari. Dario Tarantino, il futuro lo rivendica in sé.​

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Critica di Dirk Verdoorn

Dirk Verdoorn è un pittore olandese specializzato in arte marina, noto per le sue scene di navi e tempeste dal forte realismo emotivo. Autodidatta e cresciuto sul mare, è oggi un artista affermato in Europa, premiato più volte al Salon de la Marine e riconosciuto come “peintre de la marine” ufficiale in Francia.

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Un uomo di pietra che torna alla terra.

 

Dario lo definirei “l’uomo di pietra” che è riuscito a scolpirsi come le sue belle opere.

 

4 anni fa l’ho conosciuto, notai in lui un senso di frustrazione,  non riusciva a trovare la sua identità artistica.

Mi rendevo conto del suo potenziale e l’ho spronato a credere in se stesso e cercare la sua strada. Mettere a confronto le sue idee con un artista confermato ha fatto scattare in lui l’ambizione di voler  vivere l’esperienza della sua creazione per permettere di andare avanti e migliorarsi.

 

Oggi, Dario, attraverso le sue opere, ha dimostrato che non mi sono sbagliato ad incitarlo a vivere l’avventura. La sua evoluzione è folgorante, le sue opere si distinguono  immediatamente. Si sente l’espressione prima di tutto, nella bella energia delle linee e movimenti, e ultimamente ancora di più per  l’uso di effetti cromatici  che rinforza l’emozione del gestuale delle figure.

 

Gli artisti hanno bisogno di essere sostenuti, ovvio, attraverso complimenti e critici d’arte, ma la vera conferma arriva dal pubblico e Dario conosce i suoi primi successi per la vendita delle sue opere a clienti e collezionisti.

 

La terra cotta, la materia che preferisce Dario perché  corrisponde alla sua storia personale, cresciuto nella tradizione della terra Salentina, produce pezzi unici che danno ancora più valore alle sue opere.

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Come artista “collega” capisco benissimo il suo piacere di lavorare sull’esclusività del pezzo che dà il sentimento di trasmettere un’emozione pura e unica.

 

Tarantino, non abbiamo finito di parlare di te… complimenti e continua a regalarci emozioni!

© 2025 Dario Tarantino Arte - Via Principi di Savoia, 15 - 73048 Nardò (Le)  - ITALY - +39 347 640 2027

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